LUCIANO TOMMASI

Catalogo per la mostra alla Galleria DADA’ di Ferrara nel 1972

Senso e significato nella pittura di Vittorio Guarnieri
Il dire “pittura” è facile e dire “arte” è altrettanto facile, ma parlare della “pittura” o dell”arte” di Vittorio Guarnieri non è così semplice come sembra.
Ho potuto seguire, da vicino, le fasi evolutive della pittura di Guarnieri e, in essa, ho trovato ciò che può essere definito “estetica fluente”.
Può sembrare una definizione retorica: non è così: Chi conosce l’uomo e l’artista può dire tranquillamente che l’idea trova in Guarnieri un semplice punto di contatto nel quale, e dal quale, la mano ed il pensiero si svolgono in un procedere sistematico verso il “compiuto” per riaprirsi, poi, in forme che tendono al chiarimento di strutture sempre nuove che, nella prospettiva in cui s’inseriscono, prevedono già spazi neutrali; interpretazione in chiave artistica del pensiero endometrico (Cfr. F. Spisani, Neutralizzazione dello Spazio per sintesi produttiva, Milano 1968, passim).
Le opere del Guarnieri rimandano ad una interdipendenza singolare, fra forma e contenuto- Esse sono la “diagnosi” di un “momento” che si protrae in fasi successive. Guarnieri “uomo” e artista non si vuole concedere pausa in quest’ansia estetizzante, senza la quale l’artista è “copiatore”; per lui un’arte che sia vita respinge “l’autorità del criterio empirico che si è sostituita al potere libresco e all’ipse dixit” (F.Spisani, Logica della Contestazione, Milano, 1968, pag.31). Da questo deriva il riconoscimento di una pittorica che mi trova allineato per un piacere che non è solo della vista, ma prima di tutto del pensiero.

Ferrara, 1972