ALBERTO VECA

“Gala International” – anno XIV – n° 85 – dicembre 1977

“Tavole di Composizione”
Con la mostra alla galleria Vinciana di Milano, Vittorio Guarnieri ha voluto illustrare un arco di lavoro abbastanza ampio: la serie di opere che costituisce il nerbo dell’esposizione è incentrata infatti sul problema della variazione percettiva di una tessitura monocroma, problema che ha interessato l’artista ferrarese dal 1973 a oggi. Sia che il programma si risolva nella singola tela, o si arrivi a un dittico complementare, Guarnieri, aiutato in questa operazione da una preparazione culturale di natura logico-matematica, ha sperimentalmente studiato le qualità intrinseche e le rese percettive del pigmento e della sua stesura. Ma, e il distinguo riveste una certa importanza, il pigmento non è analizzato in quanto tale, non ha quindi funzione riduttiva nei confronti di una espressività; ha invece, o acquista, valore differenziale nei confronti di una differente stesura, fino ad arrivare a una “tavola nomenclaturale” in cui, tenute costanti alcune variabili, se ne differenziano altre.
A una prima lettura allora, che fa scorrere l’occhio da una fascia all’altra del campo pittorico alla ricerca di una continuità e di una discrezione, di una rottura, ne segue una più profonda in cui l’intero sistema di soglie differenziali acquista il valore di un discorso, una sintassi i cui elementi costitutivi risultano palesi.
In questo alternarsi di omogeneità, di indifferenziato e di differenziato, di distinzione figurale e formale, Guarnieri può anche intervenire in modo arbitrario, gratuito, con una fascia cromatica diversa o con una “immagine” in una figurazione senza immagine; e è allora la riprova, la verifica di un sistema comunicativo messo in atto nel suo svolgersi.