Iconografia–n°1–febbraio 1975- Vittorio Guarnieri – Dall’Endometria per un’essenza pittorica
Catalogo della Galleria International Arts di Roma per Arte Fiera di Bari – 1976

Chi dipinge tacendo è… vittima del suo silenzio pittorico…. La pittura del tacere dichiarato, riporta il discorso estetico nel “nulla” in cui si vede l’origine del “tutto”, per il quale intuitivamente s’indagava: “Quale artista non vorrebbe abitare là dove l’organo centrale del tempo e dello spazio – non importa se si chiami cervello o cuore – determina tutte le funzioni? Nel grembo della natura, nel fondo primitivo della creazione, dove è riposta la chiave segreta del tutto?” (Dalla conferenza di Jena  che Paul Klee tenne nel 1924).
…..
Il “silenzio pittorico”, nel suo modo di comunicare, non si nutre miseramente di ciò che è estraneo, ma sopporta ogni contrasto estetico-sperimentale con inesauribile pazienza…..
Nulla può angosciarlo; e nel guardare sopra la fantasmagoria di un’arte concatenantesi empiricamente, scopre che l’unica realtà pittorica, “meritevole d’esser riconosciuta è la realtà dell’irrealtà”: quell’essenza che si coglie, ormai ampiamente, nel divenire artistico derivante dalla riflessione sugli studi spisaniani della logica produttiva e della mathesis superiore.
….
L’intuire la concatenazione pragmatica di certe risultanze pittoriche, si dice, non è che una continua sorgente d’errore, una fonte d’incertezza estetica. Chiuso in questa sorgente, il pensiero pittorico stenta a distinguere fra la realtà sperimentata ed il sogno. Indugia sulle tracce della fantasia; e – per dirla con Spisani – oltre l’abisso della notte di Dionisio, o lo splendore di Fanes – il mistero nel quale Orfeo insegue la purificazione -, il pittore si prepara a divenire guida dell’esperienza artistica che indaga. La supera nei concetti, nelle idee estetico-generali: la trascende, ancora, nel tutt’uno di “spazio-luce-essenza-colore”. Poi, quando il dipingere si sincronizza con l’essenza metempirica dell’endometria, l’interpretazione critica si appanna. Eppure, l’essenza pittorico-endometrica, superati i concetti empirici del meraviglioso e dello strano, sa sottrarsi definitivamente al fascino dell’ignoto, in essa, tutto viene armonicamente concatenato, col determinarsi extraempirico d’un proprio “stile”, nell’insieme di spazio-luce-essenza-colore che sussiste come reviviscenza di una struttura arcana del dipingere: riecheggiando come nota “continuamente allusiva, ripetizione, ritmo di certe radici o simboli che valgono come fonemi puri, in un mondo di forme disincarnate, depurate al limite”(Cfr.F. Spisani, Logica ed Esperienza, Milano, 1967, pp. 9-10), entro il quale, l’artista concepisce la sua visione e plasma i suoi modi espressivi.
Il fare pittorico-endometrico, prima che lo si comprometta in rappresentazioni psicologiche e materiali – le cose che si vedono e su cui ci si confonde – vale per quello che è; ed è oggettivazione di un pensiero stilistico, nel modo non apparizionale, ma mediato, in cui c’è più chiara traccia della dicibilità del discorso….
Il discorso si sta stilisticamente concretizzando; e non dirada in rappresentazioni materiali, fluenti e strane: diviene endometria di topologie cromatiche autogenerantesi al di là della misurazione empirica…Certo lo stile – come ogni fatto mentale -, nasce dall’esperire; però nulla lo costringe a risolversi in quest’ultimo.
Solo il tutt’uno spazio-luce-essenza-colore, vuoto di esperienza ma pieno del proprio contenuto produttivo, consente ogni genere di distinzioni congruenti. Le trae direttamente da sé, mentre il pensiero pittorico, spinto a diversificarsi sperimentalmente di fuori, perde subito di oggettività…
Solo in questo “tutt’uno” pittorico, la determinazione artistica, svincolata dal settore volubile della “qualità”, entra in uno spazio puramente ‘neutrale’; soltanto così, le entità pittorico-endometriche nella loro autoconcatenazione, risultano capaci di brillare di luce propria….

Vittorio Guarnieri